Nell'ultima lezione abbiamo parlato delle affordances spaziali del web. Mi è stata fatta un'obiezione: secondo alcuni, parlare del web come di un luogo è inappropriato. In effetti anche io ritengo inappropriato vedere il web come un luogo o uno spazio, dato che è per eccellenza un artefatto delocalizzato. Questo non significa che non possa essere un artefatto che ha delle affordances spaziali, che suscita il nostro senso di orientamento e i nostri sistemi di percezione/azione. In generale, un fenomeno sia naturale che artificiale, può avere proprietà molto diverse dall'oggetto che prototipicamente suscita in noi una certa reazione cognitiva, eppure può suscitare la stessa reazione. Per esempio, una pallina che rimbalza sempre più in alto senza superare una corda suscita in noi una lettura intenzionale del tipo, come se non "riuscisse" a superare quella corda, anche se una pallina non somigli agli agenti che normalmente suscitano in noi letture intenzionali, ovvero i nostri conspecifici.
Vediamo più in dettaglio la struttura spaziale del web, che è costituita dal sistema di link che ci permettono di "attraversare" l'informazione sulla rete.
Si veda J. Nielsen
: Designing Web Usability, pp. 53-80
La struttura spaziale del web è un elemento da tenere presente nel progettare
un sito. I link sono lo scheletro del Web e dell'ipertesto in generale.
Esistono tre tipi di link:
1. Link strutturali di navigazione: sono quelli che costituiscono l'ossatura del sito e spesso sono presentati in una parte della homepage come "spazio di navigazione". Una standardizzazione massima dei nomi di questi link è benvenuta per evitare effetti di disorientamento.
2. Link associativi: portano a informazione contenuta in altre parti del sito.
Hanno un po' il ruolo dei richiami di copertina in una rivista. Il testo sottolineato,
detto "testo àncora" dovrebbe cercare di non essere troppo
lungo e di essere informativo. Secondo Nielsen, un testo ancora dovrebbe essere
di circa due/quattro parole: una parola sola rischia di essere troppo generica,
e di non specificare abbastanza verso quali contenuti porta il lettore. Un testo
troppo lungo rischia di essere confuso rispetto al contenuto a cui rimanda.
3. Link esterni: in generale, i link verso l'esterno, verso siti che trattano
gli stessi argomenti e su questi argomenti sono autorevoli, sono da incoraggiare.
La strategia di "intrappolare" il lettore sul proprio sito non "paga",
dato che il lettore potrebbe essere arrivato sul vostro sito lungo un percorso
di ricerca di un'informazione, e intende semplicemente attraversare il vostro
sito, utilizzarlo come "passerella" verso siti più pertinenti
per il contenuto che sta cercando. Una passerella verso siti autorevoli è
un sito meglio considerato di un sito che vi impedisce di procedere il vostro
cammino.
4. Link di orientamento: sono i link all'interno delle pagine del sito che permettono una migliore navigabilità del sito. In un sito con molte pagine questi link sono utili per permettere al lettore di "rifare" un cammino all'inverso senza utilizzare la scappatoia del ritorno alla homepage, che spesso significa semplicemente annullare tutte le azioni precedenti e ripercorrere il cammino daccapo.
L'ergonomia cognitiva ci insegna, come abbiamo detto nella lezione precedente, che l'interazione con gli artefatti è facilitata dalla traccia della storia del loro uso. Una maniglia consumata in un certo punto guiderà la nostra mano ad impugnarla in un modo piuttosto che in un altro.
Come possiamo rendere percepibile la nostra interazione con un sito web in modo da sfruttare questa traccia nelle nostre interazioni future? Una traccia standard di di interazione è la colorazione differente dei link a seconda che siano stati già percorsi (violetto) o che non lo siano stati (blu). I due colori che si usano sono abbastanza standard. La standardizzazione in questo caso ha il vantaggio di non aumentare il costo cognitivo dell'utente, che "percepisce" direttamente questi colori, dopo un certo tempo di interazioni con il web, come indicatori naturali dello stato di un percorso, senza doverci ragionare sopra esplicitamente (nello stesso senso in cui, incosapevolmente, ripercorro il sentiero già percorso da altri in un bosco, perché naturalmente sfrutto l'affordance dell'erba calpestata come un indicatore di percorribilità). Una funzionalità che potrebbe essere interessante, e che non è sfruttata, è quella di indicare con un'intensità più o meno forte del colore standard, il n. di volte che ho intrapreso quel percorso o il n. di persone.